Serata particolare quella che si è svolta all’Arena la scorsa domenica.
La manifestazione è il Milano Jazzin’ festival, che è al terzo anno di attività e il protagonista della serata è… (rullo di tamburi, grazie)… MIKE PATTON!
Ora, a prescindere che piaccia o meno l’evoluzione e le sperimentazioni dell’artista americano, quello di stasera è un evento che non può non incuriosire: le tanto belle canzoni dei nostri anni ’60 verranno riproposte con l’orchestra proprio dall’artista in questione… Ed in italiano ovviamente.
La curiosità è tanta… Come tanti sono i vips presenti… Non che ci interessi, però il fatto che Patton richiami addirittura Letizia Moratti sorprende e fa meditare. Ci dicono sia la prima volta che presenzia, quindi c’è da chiedersi se abbia davvero (Almeno) del buon gusto per la musica!
Persone a parte, con mezzora di ritardo, sale sul palco del MJF l’orchestra di dodici elementi e poi lui.
Capelli all’indietro, fermi dalla brillantina, un completo nero gessato, camicia nera e un fiore rosso nel taschino: molto stereotipato, ma ci piace e glielo si concede.
E poi si inizia con “Il cielo in una stanza” che incanta.
E’ un susseguirsi di suoi commenti, di richiami al pubblico per renderlo partecipe e tanta buona musica.
Mai, immagino, un pubblico con così tante persone diverse tra loro e con i più disparati stili, è stato tanto unito per una serata così stramba.
Strambo, ma nel lato più goliardico e divertente del termine.
Perché non poteva non esserlo.
L’orchestra poi, è riuscita a creare un contorno di sensazioni splendido: gli archi, i suoni degli strumenti più strani e il venticello presente potevano davvero far pensare di essere quasi su una terrazza in una qualsiasi località marittima… Mancava solo il profumo di salsedine.
O forse è la forza e la magia di quelle canzoni.
Ad ogni modo se si chiudevano gli occhi sembrava davvero di essere in un sogno.
Tra l’altro, non so chi fossero, ma avevo nelle vicinanze una coppia che continuava a ballare… E dopo aver inizialmente pensato che non guardare Patton sul palco è una gran bestemmia, mi sono compiaciuta dell’immagine che mi è rimasta su alcune canzoni con loro a fianco danzanti.
Probabilmente chi era presente ed era nella zona esterna alla sinistra del palco li ha visti.
Tornado al caro Michele, non è possibile non dire che ha portato da noi una versione decisamente personale di questi classici e che l'impegno era tale che è stato impossibile non compiacersene. Poi volendo essere proprio pignoli bisogna ammettere che la voce di Patton, che sappiamo tutti è stupenda e mostruosa (E' un assioma matematico!) si è indiscutibilmente sposata benissimo con queste canzoni: qualche parola con una pronuncia giusto un pò più straniera, ma che ha fatto solo sorridere. Poi piccola chicca: per "Scalinatella" ha splendidamente cantato con un napoletano in cui s'è impegnato non poco.
E' tanto bello vedere qualcuno che si prende a cuore questa nostra cultura.
Non si può che esserne contenti.
E non si può non uscire dall'arena con un bel sorrisone stampato.
Davvero un'ottima serata.
Se ve lo siete perso almeno rimediate regalandovi il disco.
E' pur sempre "roba di casa nostra" che vale la pena avere a portata di stereo.
Si ringrazia la Liveinitaly.
Foto a breve.
Setlist:
Il cielo in una stanza (Paoli/ Mina)
Che notte! (Buscaglione/ Chiosso)
Ore d’amore (Bongusto/ Migliacci/ Sigman/ Kaempfert)
20 km al giorno (Arigliano/ Massara/ Mogol)
Quello che conta (Salce/ Morricone)
Urlo negro (Blackmen)
Legata ad un granello di sabbia (Fidenco/ Marchetti)
Deep down (Morricone)
Pinne, fucile ed occhiali (Rossi, Vianello)
Scalinatella (Murolo/ Bonagura/ Cioffi)
L’uomo che non sapeva amare (Fidenco/ Pallavicini/ Mogol)
Ma l’amore no (D’Anzi/ Galdieri)
Canzone (Don Backy)
Ti offro da bere (Morandi/ Meccia)
Dio come ti amo (Modugno)
Storia d’amore (Celentano/ Beretta/ Del Prete)
Lontano, lontano (Tenco)
O Venezia (Rota)
Yeeaaah! (Tenco/ Sawyer/ Burton/ Bardotti)
Senza fine (Vanoni/ Gragnaniello)
Una sigaretta (Buscaglione/ Chiosso)
Sole malato (Modugno)
Rockzilla! A Music Apart
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