Giusto venerdì scorso si è esibito a Milano Xavier Rudd, artista e compositore australiano, giunto finalmente in Italia a presentare il suo ultimo album Koonyum Sun.
Ed in molti lo hanno aspettato al Circolo Magnolia, incuriositi per le nuove canzoni e per quella sua musica così piena di venature classiche che si rifanno al blues, al rock, al reggae e che si fonde con quei suoni un pò più primordiali: sì, parliamo proprio della volontà, o anche solo del fatto che egli, per i suoni o anche semplicemente usando strumenti tradizionali della sua nazione, come il didjeridoo, si rifaccia ad una cultura come quella aborigena.
La particolarità di "Saverio", come è stato ribattezzato dai milanesi che lo hanno pazientemente atteso in quei venti minuti di ritardo, è a mio modo di vedere la freschezza e la genuinità del suo atteggiamento sul palco. il tutto unito alla creazione di suoni e melodie che sono sì innovative, ma hanno alla base quella volontà di rimanere attaccate strettamente alle proprie radici.
Ovvero... A vederlo sul palco si vede la gioia con cui suona e queste good vibrations si sentono e si percepiscono, persino se il genere in questione non dovesse piacere.
E' qualcosa al di là della musica ecco.
Per quanto riguarda invece il secondo concetto mi riferivo in particolar modo al fatto che ci sono delle musiche e dei ritmi che a mio mio di vedere si rifanno a tutte quelle culture tribali e che hanno dei ritmi antichi, magari semplici ma che vanno dritti al cuore ed all'anima della gente. E Xavier Rudd, venendo da una terra che ha ancora una popolazione antica presente così importante, queste cose le sa bene.
Non so come potrei spiegarlo meglio, ma una canzone come Let me be, che è semplice e stupenda, è come se andasse diretta all'anima per farla ballare.
Ad ogni modo la serata inizia in ritardo. Venti minuti di penosa attesa... Ma questa volta si è tutti più contenti, perchè avendo piovuto prima, non vi è l'ombra di zanzare!
Verso le 23.20 si vedono salire sul palco il batterista/percussionista Andile Nqubezelo ed il bassista Tio Moloantoa. Poi a lato compare lui, che però rimane sempre abbastanza in disparte e non illuminato. Questo almeno per metà della prima canzone "Sky to the Ground".
Procedendo il concerto, aumenta l'interazione col pubblico e tra di loro, finchè si nota proprio una sorta di complicità naturale tra tutti.
E questa credo sia una delle cose più belle che possano accadere in ogni tipo di evento musicale.
Musica che prende l'anima e la culla; musica che ti fa immaginare di essere altrove, magari in spiaggia o nel deserto seduta davanti ad un fuoco, unica luce presente.
Musica che ti fa pensare di non essere proprio in una metropoli come Milano ecco.
Si succedono Time to smile, the mother, message stick, messages, bette people, set me free e tante altre ancora.
E veder lui concedersi tra slide, chitarra elettrica e Didjeridoo è qualcosa che incuriosisce e che non permette agli occhi di staccarsi dal palco.
Anche i due compagni di gruppo lo seguono e talvolta i tre si abbandonano ad improvvisazioni che lasciano il pubblico in adorazione: davvero un concerto che non può far rimanere indifferenti e che non può non coinvolgere.
Le ultime tre canzoni tenute per l'encore vengono suonate in modo ancora più sentito e sperimentale: Let me be viene ballata e canticchiata un pò da tutti con almeno un sorriso.
E' difatti impossibile non essere perlomeno contenti, quando si partecipa a qualcosa di così genuino, non studiato, e che coinvolge solo ritmo e musica. I tre a fine concerto si alzano, vanno al centro del palco e ringraziano il pubblico e loro stessi, abbracciandosi l'un l'altro per la soddisfazione e la gioia di aver fatto un'esibizione decisamente sentita e riuscita.
I sorrisi, gli abbracci e la felicità che mostrano sul palco tra loro ed al pubblico annullano qualsiasi dubbio, sempre ve ne fossero mai stati.
Decisamente uno spettacolo fantastico.
Decisamente un artista che sa come far ballare l'anima della gente.
Rockzilla! A Music Apart
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