Belle & Sebastian @ Arezzo Play Festival

03.08.10 - posted by naïve Share

Esordisco con la recensione di un concerto che aspettavo da una vita.
Bé non proprio, facciamo da quattro anni, ovvero dal 2006, l'ultima volta che si esibirono dal vivo in quel del Vox a Nonantola, data che però avevo perso.
Sarà il mio accecamento amoroso per i Belle & Sebastian e per la loro città natale, Glasgow, ma il tempo passato ad aspettare mi è sembrato pienamente ripagato da questo live estivo.
Una ventata di Scozia, meteorologicamente parlando, è arrivata nella suggestiva cornice del prato della Fortezza Medicea di Arezzo, e a dire il vero ci ha fatto temere il peggio con nuvoloni in andirivieni e piogge improvvise, ma alla fine, calata la sera, torna il sereno e partono i live.
Dopo una piacevole apertura dei nostrani Baustelle, acclamatissimi dalla folla, i nostri amati scozzesi salgono sul palco accompagnati da da un quartetto d’archi dell’Orchestra Multietnica Aretina.
Stuart indossa una t-shirt degli Smiths, e non posso far altro che interpretarlo come un ottimo presagio.
I didn't see it coming, un inedito, inizia a scaldare l'atmosfera che esplode già al secondo pezzo.
Infatti I'm a Cuckoo, da Dear Catastrophe Waitress, coinvolge immediatamente il pubblico che fatica, e faticherà a stare fermo per tutta la durata del concerto.
Il set prosegue alternando pezzi più recenti a vere e proprie pietre miliari estratte dagli album più datati: diverse le canzoni da If You're Feeling Sinister, ma non mancano neanche un paio di incursioni in The Boy With the Arab Strap. L'omonima canzone è accompagnata dalle danze estemporanee di due gentili e invidiatissime donzelle che Stuart individua tra il pubblico ed invita a salire per movimentare la situazione su di un palco già affollatissimo di musicisti e strumenti.
Per accontentare una fortunata richiesta – eh si, ad ogni intervallo parte automatica la raffica di richieste - arriva Wrong Girl, ma è solo un accenno che prosegue poi nell'attesissima Judy and The Dream of Horses.
La band è totalmente a suo agio e molto coinvolta, almeno quanto il pubblico, formato per la gran parte di affezionatissimi accorsi da svariate parti dell'Italia e, a dar retta alle urla di quel paio di scalmanati che mi erano accanto, un po' da tutto il mondo.
La collaborazione delle nostre ugole (non troppo dorate) è richiesta poi da Stevie per l'esecuzione di I'm not Living in the Real World, altro pezzo che sarà presumibilmente incluso nel nuovo album in uscita in autunno.
E poi ancora un coro di happy birthday e festeggiamenti con tanto di spumante - very cheap wine a detta di Stuart – per i quarant'anni di Richard che lascia la batteria per unirsi ad un brindisi collettivo.
Una inattesa – almeno per me – Sleep the Clock Around conclude delicatamente il concerto riassumendo perfettamente soddisfazioni, gioie, occhi lucidi, nostalgie e buonuomore danzereccio diffusi durante tutta la serata.
Chiaramente non li abbiamo lasciati scendere dal palco e salutarci impunemente, ed eccoli infatti ritornare per un bis richiesto a gran voce.
E' finalmente il momento di Get Me Away from Here I'm Dying, che tutti stavamo aspettando con ansia,e che probabilmente anche i sassi hanno cantato a squarciagola.
A chiudere definitivamente il concerto Legal Man, tra scrosci di applausi e sorrisi soddisfatti.
Grande affetto da parte del pubblico, presente, vivo ed emozionato, e grande partecipazione della band tutta, in ottima forma e di ottimo umore. Voglia di condivisione, bando alle timidezze e un atteggiamento spontaneo e spigliato dei nostri scozzesi, tanti valori aggiunti ad una oggettiva qualità di esecuzione.
Rimane solo da sperare che non ci facciano attendere altri quattro lunghi anni di silenzio prima di un nuovo live... non volendo rischiare si può pensare – ed io lo sto facendo seriamente - alla data pre-natalizia del 20 dicembre al Barrowland di Glasgow.

Foto: Martina Giacomini

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