Carl Barat @ Tunnel, Milano 10-11-2010

12.11.10 - posted by Cecco Share

Carl Barat è un libertino, lo è sempre stato e sempre lo sarà.
Quindi chi si aspetta da lui un cambiamento, un segno di maturità o atteggiamenti da persona adulta rimarrà sicuramente deluso.
Per chi invece lo adora così com’è, beh Carl Barat è ancora l’inguaribile guascone dei Libertines e dei Dirty Pretty Things e ne ha dato prova Mercoledì sera al Tunnel di Milano.
In tour per presentare il suo omonimo nuovo album, uscito da poco più di un mese, Carl Barat ha radunato tanta gente; tanti nostalgici di tempi passati, curiosi e fan sfegatati hanno riempito il piccolo locale Milanese. E, molto sinceramente, non me l’aspettavo.
"Carlo" (come viene affettuosamente chiamato dal pubblico italiano) fa la sua apparizione sul palco, accolto da un boato del pubblico. Il fatto che sia palesemente alticcio fa parte del suo “personaggio”.
La band, della quale fa parte anche il suo fratello minore alla chitarra solista, attacca con Je Regrette, Je Regrette e lo scatenato pubblico dimostra di conoscere a menadito la canzone. Salta, canta e spinge così tanto da rischiare addirittura di abbattere le ridicole barriere di protezione che dividono Re Carlo dai suoi sudditi.
Sudditi che impazziscono alle note del successivo pezzo, il singolo Run With The Boys, pezzo davvero allegro e orecchiabile, che dal vivo ha un energia davvero incontenibile.
Lo show, perché di show si tratta, di Carl Barat continua con un pezzo acclamatissimo, proveniente dall'era Libertines: The Man Who Would Be King. Tutti i pezzi dei Libertines dal vivo funzionano ancora alla grande, nonostante abbiano quasi dieci anni. Ci si entusiasma ad ascoltarli, ma in un certo senso fanno anche malinconia. Malinconia per una band che ha segnato un periodo e che, nonostante la tanto agognata "reunion", non sarà mai più la stessa.
Carl Barat vuole dimostrare di essere un entità distinta dai Libertines, dai Dirty Pretty Things e anche dal suo gemello Pete Doherty e per farlo esegue tanti brani del suo album solista, come Carve My Name, She's Something e The Magus. Non si discute sulla sua capacità di scrivere canzoni, ma piuttosto resta da capire quale strada voglia il buon Carl intraprendere.
La strada solista è promettente, e lo dimostrano alcuni brani come The Fall e What Have I Done, eseguiti in maniera davvero rimarchevole.
Ma i Libertines hanno ancora tantissima presa sul pubblico, e anche sulla mente di Carl, visto che in un intermezzo dovuto a problemi di microfono improvvisa una versione splendida di What A Waster che manda in visibilio il locale.
Prima della pausa ci facciamo anche un tuffo nel mondo dei Dirty Pretty Things, con un pezzo che merita un applauso sincero: Bang Bang You're Dead.
Dopo la pausa Re Carlo torna in versione acustica, proponendo 9 Lives e France dei Libertines. Da qui in poi è il delirio, perché Carl è ufficialmente ubriaco e suona praticamente tutto quello che il pubblico gli chiede: Time For Heroes, Music When The Lights Go Out e Don't Look Back Into The Sun.
L'unica richiesta ignorata è stata Can't Stand Me Now, e menomale aggiungo io, visto che il concerto di Carl Barat sembrava diventato quello di una cover band dei Libertines.
Re Carlo saluta un ultima volta i suoi sudditi con un paio di parole in italico e se ne va, sicuramente per ritornare e sicuramente per tornare presto.
Gli auguro tutto il meglio perché è un artista, è un cantautore ed ha un carisma che pochi altri al mondo hanno.
Lunga vita a quel libertino di Carl Barat.
Qualunque strada decida di percorrere.
 

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