Erano tre anni che inseguivo un live di A Toys Orchestra, ma per uno strano incrocio di eventi per me sfortunati, finora non ero mai riuscito a verificare di persona tutto il loro valore. Valore che invece riconosco ai loro album e, vorrei dirlo, che aumenta esponenzialmente col passare delle produzioni. Se spesso capita che artisti giovani vengano baciati dal tocco miracoloso all’esordio per poi perdere un po’ di smalto col passare del tempo, per i cilentani invece questo tocco sembra non solo perdurare, ma anche aumentare, regalandoci un po’ di orgoglio per la loro capacità di valicare i confini nazionali, la Manica e l’Oceano, e portare un po’ di gloria musicale internazionale anche qui da noi.
Così, a pochi mesi di distanza dalla loro ultima tappa romana, questa volta non me li faccio sfuggire e sono presente al Circolo degli Artisti, con un po’ di anticipo e in prima fila. Forse un po’ troppo d’anticipo, perché mi toccherà aspettare un’ora prima che il concerto cominci. Mi aspetto un live dedicato all’ultimo bellissimo Midnight Talks, consapevole però della difficoltà di riprodurre in 5 gli arrangiamenti dell’album, che si avvalgono di strumenti orchestrali che non vedo sul palco e che del resto non avrebbero qualcuno a suonarli. E invece, lo dico subito, il concerto mi sorprende per energia, per pulizia di esecuzione e per la carica di Enzo Moretto e, nascosto dalla batteria in fondo al palco ma molto presente in scena, Andrea Perillo. Mi accorgo così immediatamente che l’attesa sarà ben ripagata. Nell’ultimo album la musica degli A Toys Orchestra ha cambiato un po’ registro, divenendo più rock, relegando in uno spazio forse minore le melodie malinconiche e crepuscolari dei precedenti lavori e aprendosi ancora di più ai suoni psichedelici. Così anche in live questa carica è ben presente, anzi, forse proprio per le diverse esigenze di arrangiamento del set, si fa sentire ancora di più, come sui nuovi pezzi Mystical Mistake, Backbone Blues, Frankie Pyroman, Plastic Romance, Look in Your Eyes e persino sulla beatlesiana Red Alert e su Celentano, che sul disco suona come una molto misurata melodia italica e sotto al palco invece sembra una indemoniata gara tra chi picchia di più sui rullanti o sulle corde. Mi sorprende anche la loro capacità di scambiarsi gli strumenti sui diversi brani senza che questo tolga però nulla al riuscito amalgama dell’insieme. Resto piacevolmente colpito dall’esecuzione di Summer che, a differenza dei brani precedenti, è una delicata melodia anche se un po’ “rinforzata”. Per fortuna poi non mancano i pezzi mitici dei loro lavori precedenti, come le ormai classiche Peter Pan Sindrome, Mrs. Macabrette, una scatenata versione di Amnesy International, una ancor più frenetica Cornice Dance, Hengie e la bellissima Invisible, brani sui quali tutto il numeroso pubblico partecipa. Nel cosiddetto bis, si concedono anche il vezzo di una versione di Red Alert con testo in italiano. Che sia presagio di qualcosa di nuovo? Anche se la durata del live è stata non superiore ai 90 minuti, ho avuto l’impressione che dentro ci fosse tutto quello che doveva esserci, una grandissima energia e buone esecuzioni di un repertorio bellissimo. In conclusione un concerto che ha ripagato tutte le mie aspettative, anzi direi che è andato anche oltre regalandomi una serata di musica vera e che mi fa promettere di rivederli in live appena possibile.
