The Pains Of Being Pure At Heart @ Circolo Degli Artisti - Roma

28.11.10 - posted by Uno dei Tanti Share

Come sentirsi per una serata teenager anche se non lo si è più da parecchi anni? Andando ad un concerto della indie band dal nome più geniale in circolazione, The Pains Of Being Pure At Heart. Alla loro seconda volta in Italia quest’anno, sbarcano a Roma i newyorkesi che con il loro album d’esordio sono stati una delle sorprese della scena indie del 2009.
Arrivo al Circolo un po’ incuriosito dal tipo di pubblico che troverò e, piazzati lì in prima fila, immagino con circa 2 ore in anticipo sull’orario previsto di inizio, trovo in effetti proprio chi mi aspettavo di trovare, ragazze appena post-adolescenti in evidente stato adoratorio. Ma sono arrivato preparato a tutto, perché al di là di critiche e critichette pro e contro l’album della band, ascoltarli a me piace proprio perché sono capaci di farti fare un tuffo indietro ai terribili anni 90, in cui la spensieratezza si intrecciava con varie forme d’angoscia e paure, rendendo l’adolescenza quella fantastica stagione della vita che è. Con il solito ritardo standard di 50 minuti, arrivano sul palco in cinque, vestiti che sembrano usciti dalla più modaiola delle riviste, un po’ nerd e un po’ accurato vintage, e aprono le danze con il vorticoso This Love is Fucking Right! Beata gioventù! Per descrivere la musica dei POBPAH si potrebbe prendere una pezzo degli Smith, mischiarlo con un po’ di Belle & Sebastian, aggiungere una punta di The Cure e spolverare con un velo di My Bloody Valentines, e questo dà la misura di cosa intendo col ritornare indietro ai ’90. Ma di certo suggerisce anche come una band che prende come punto di riferimento cotanti padri non possa non produrre musica gradevole che travalichi le generazioni. Mi basta infatti voltarmi per un attimo e scoprire che non sono l’unico “vecchio” accorso per la serata amarcord e l’alternanza di volti più giovani  e più “maturi” tradisce un uguale sorriso stampato in viso e tante teste ciondolanti all’unisono. È bello. Kip e Peggy si scambiano effusioni vocali su Young Adult Friction e Come Saturday, due dei pezzi immediati che compongono il loro repertorio, fatto di melodie molto dolci e allo stesso tempo serrate, con chitarre frenetiche ma sempre molto soft e molto veloci, con una durata media di 3 minuti. Titoli che rasentano la spensierata e sana ingenuità, A Teenager in Love, Stay Alive, Heart in Your Heartbreak, Heaven’s Gonna Happen Now, fino alle “hit” Everything With You e Higher Than The Stars, ma dannatamente piacevoli. Un po’ di stupore traspare anche negli occhi di Kip Berman quando non riesce a descrivere la fantastica sensazione provata nel trovarsi per la prima volta a Roma, e per tanto, preso da questo stupore, abbandona subito qualunque velleità di dialogo col pubblico e si lancia in una versione in solitaria di Contender. Il live dura un’ora, non di più, tutto veloce come la loro musica, come il loro album d’esordio, come la vita giovane raccontata nei loro brani, veloce come le emozioni vissute in quella stagione irripetibile che è l’adolescenza.

Set-list:
1.    This Love Is Fucking Right!
2.    103
3.    Young Adult Friction
4.    Come Saturday
5.    A Teenager In Love
6.    I Wanna Go All The Way
7.    Higher Than The Stars
8.    Heavens’s Gonna Happen Now
9.    Heart In Your HeartBreak
10.  Stay Alive
11.  Everything With You
12.  The Pains Of being Pure At Heart
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13.   Contender
14.   Say No To Love
15.   Gentle Sons

 

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