Nelle serate di novembre, tra pioggia e neve, è bello parlare.
In questo caso si parla di musica; musica buona, attenzione.
Per carità, è una breve conversazione, divertente e interessante. Ringraziamo sinceramente Jonathan Adger, che ha risposto a tutte le domande (anche a quelle scontate, perchè servono anche quelle).
Bando alle cinance, siamo contenti di introdurvi And So I Watch You From Afar: da Belfast con un range di varie emozioni, talento, musica rock che suona come il passato d'Irlanda; simpatici, esaurienti e molto bravi.
Iniziamo...
La domanda più ovvia: cosa ci dite a proposito del vostro nome?
Il nostro nome è l’interpretazione delle parole di una canzone che ho ascoltato tempo fa; ho pensato che fossero adatte alla band. Il pacchetto finale di canzoni, art work e live finisce per aver senso, venite a vederci live e capirete meglio.
Per quale motivo continuare a rimanere una band strumentale? Non pensate che questo tipo di decisione, senz’altro coraggiosa, possa precludervi una fetta importante di pubblico?
Non c’è mai stata una decisione vera e propria di essere una band strumentale. La band si è formata a partire dai nostri jam e le prime canzoni funzionavano, così sono rimaste strumentali. A dire il vero credo che questo sia ciò che ci rende più interessanti agli occhi del pubblico, non ci sono né un frontman, né una narrativa vocale che dica come interpretare la musica. Così diverse persone hanno storie diverse da raccontarci, ognuno può provare diverse emozioni e non ci sono mai due interpretazioni uguali.
Non ho mai avuto il piacere di ascoltarvi dal vivo, ma ho letto, e da quel che è giunto alle mie orecchie ho trovato conferma, che le vostre performance sono davvero energetiche. Ho anche letto dei vostri stagenames, spiegateci un po’ di cosa si tratta.
Gli stagename sono nomignoli inventati tantissimo tempo fa, allora erano uno scherzo e, in qualche modo, sono arrivati su Myspace. Noi però non li usiamo. L’esperienza live ha un’importanza enorme per ASIWYFA. Abbiamo messo letteralmente tutto in questa band, sangue, sudore e lacrime e gli show sono una rappresentazione di questi sforzi e del nostro impegno. Una cosa che sempre rimane in mente è come un musicista ti fa sentire quando lo ascolti live, l’audience deve essere parte integrante dell’esperienza, della musica e della band. Buttiamo fuori tanta energia sul palco e i fan sembrano nutrirsene. Alla fine lo show si trasforma in una bella serata davvero.
Allora, l’esperienza live è più “importante” della stesura del disco in studio?
Siamo arrivati ad un punto nella nostra carriera di autori dove ci sentiamo a nostro agio. Come ho detto, gli show sono il luogo in cui ci incontriamo e connettiamo con il pubblico ma entrambe le cose sono ugualmente importanti.
Adesso ditemi la prima cosa che vi passa per la testa pensando alla band, alla vostra musica e ai vostri fan.
L’equivalente sonoro di una punizione corporale! (The sonic equivalent of a punishment beating!)
A chi vi comparate nell’attuale panorama musicale? Facendo finta che non si tratti di voi, raccomandereste gli ASIWYFA?
In tutta onestà mi sento di dire che non conosco nessuno che ci assomigli. Spesso avrei voluto essere in prima fila ad uno dei nostri live, i nostri fan sono fantastici e vorrei davvero fare quest’esperienza!
C’è un’altra band o artista con il quale vorreste suonare o collaborare?
Troppi. Abbiamo già avuto la fortuna di calcare il palco con dei musicisti straordinari! Direi Clash, Fugazi e Messugah personalmente. (Johnny)
Ok, procediamo con qualche base: quali sono le vostre influenze principali? Come e quando avete iniziato a fare musica, da soli e con la band?
Allora, abbiamo tutti suonato in varie band per metà della nostra vita. Io (Johnny) e Tony eravamo in un gruppo chiamato Pepperbook e ci siamo stati per anni. Chris e Rory suonavano in vari gruppi e alla fine Tony, Chris e Rory si sono ritrovati in una band chiamata Zombie Safari Park. Io avevo avuto spesso fatto quattro chiacchiere con i ragazzi per suonare assieme come side-project, ma è stato subito ovvio che tutti e quattro volevamo fare qualcosa di più serio. Siamo insieme da ormai cinque anni.
C’è qualche possibilità che faccia capolino una “voce” all’interno del vostro modo di intendere la musica?
Alcuni elementi vocali sono già presenti nelle canzoni, credo che se un giorno dovessimo sentire che un pezzo potrebbe funzionare meglio con delle lyrics, allora lo faremo. Non è da noi escludere qualsiasi possibilità a priori.
Special thanks a Johnny (Jonathan Adger)
