Micah P. Hinson+Owen Pallett @ Circolo degli Artisti di Roma

07.12.10 - posted by Uno dei Tanti Share

A pochi mesi di distanza dal suo tour estivo, Micah P Hinson torna in Italia e succede una cosa strana, diventa l’artista di supporto di Owen Pallett. Almeno questa è l’impressione che si ricava dalla sue stesse parole, quando guardando l’orologio si rivolge al pubblico che gli chiede di continuare “It’s not my show, I have to go now”, ma anche dalle parole dello stesso Owen Pallett che una volta sul palco lo ringrazia “for his beautiful show”. Davvero singolare se mettiamo a confronto la carriera dei due, con Micah che ha ormai all’attivo 6 album e svariati pezzi sparsi, e Owen che è al primo album più un recente Ep e uno precedente a firma Final Fantasy. A vedere la risposta del pubblico però, si direbbe che la faccenda non è stata percepita allo stesso modo da chi è accorso per ascoltare Micah, perché quando lui ci lascia molti lo seguono e non rientrano più. Ad ogni modo, doppio One Man Show di grande livello per entrambi, che si presentano sul palco armati del solo strumento feticcio, a cui aggiungono diavolerie, Pallett, e sostegno familiare, Hinson. La serata, oltre al livello qualitativo, offre una bella fusione di stili, approcci musicali e modi d’intendere la musica diametralmente opposti che ci permettono un bel confronto.


Partirei dalla fine, da Owen Pallett, sottolineando subito la sua grandissima capacità di arrangiamento, che ha del resto dimostrato anche con i suoi interventi sui lavori altrui, come quello degli Arcade Fire. Oltre ad essere un grande musicista, è dotato di un’innata capacità di inventiva che, supportata dai loop del suo campionatore, gli da la possibilità di reggere il palco da solo potenzialmente per una intera giornata. In partenza mi ha ricordato Andrew Bird, e questa mi si potrà dire è un’associazione piuttosto semplice, ma subito mi è sembrato più in grado di reggere la scena da solo rispetto a Bird, per il modo in cui riesce a bilanciare l’elettronica con le meraviglie che tira fuori dal suo violino. La sua musica, compresa la sua voce cristallina, risultano limpide come negli album, e un po’ da tutto, dai suoi interventi rivolti al pubblico, dal suo abbigliamento, dalle sue pose un po’ “piacione”, come si dice a roma, traspare una cura quasi maniacale per l’insieme. Lascia piuttosto stupiti la sua capacità di tirare fuori da un violino dei pezzi al limite di una non meglio definibile dance music, che si alterna invece a composizioni fortemente sperimentali e a volte anche eredi degli studi di musica classica. Un bel “giocattolo” la musica di Pallett, completamente opposto a quello di Hinson.


Laddove Pallett è attendo a riprodurre suoni e voci cercando lo stupore offerto delle sue capacità di funambolo dell’archetto, Micah è uno che lascia scorrere le emozioni in un flusso continuo e incontrollato. Del resto i suoi album, soprattutto i primi due, ci hanno abituato a questa sorta di incontenibile bisogno di tirare fuori le emozioni, fosse anche con un solo verso ripetuto. Laddove Pallet è attento alla cura dell’insieme dello spettacolo, Micah bada al sodo e si fa bastare una chitarra, il suo cappellino che gli nasconde gli occhi, e la sua voce incantevole. Sono uguali però le capacità di sostenere il live in solitaria, e dove Micah può perdere in purezza del suono recupera abbondantemente in passione, bistrattando un po’ la chitarra quando serve. La voce di Micah raggiunge profondità che dal vivo ti trapassano il torace, potrebbe non suonare e suscitare lo stesso effetto, e su un paio di pezzi la chitarra è in effetti solo un mero ornamento ad incorniciare i suoi bassi e i suoi acuti a volte sgraziati ma così sinceri da azzittire improvvisamente la platea. Con la cover di Are You Lonsome Tonight di Elvis cala il silenzio profondo, che diventa un coro di cherubini festanti quando Micah invita sul palco sua moglie e con lei esegue due pezzi cheack to cheack . Un quadretto davvero tenero, che mi fa scoprire un Micah anche diverso da quello che immaginavo leggendo la sua biografia. Io non saprei dire se effettivamente lui fosse in questa occasione la spalla di Pallett, ma posso sicuramente affermare che il live è durato troppo poco, che la sua presenza scenica rapisce, che si muove con una semplicità che disarma e fa sembrare facile una cosa difficilissima, trasmettere qualcosa che colpisca più giù della testa. Il menestrello Micah è l’esempio di quanto sia sempre importante il folk, e di tutto l’amore a cui può dar voce.

Si ringrazia Vincent Philbert (kmeron su Flickr) per la gentile concessione dell'utilizzo della foto.

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