Peter Hook performing Unknown Pleasures @ Magazzini Generali, Milano 24-11-2010

07.12.10 - posted by Cecco Share

Prima di sapere che Peter Hook e i suoi The Light sarebbero venuti in Italia per una serie di concerti nei quali avrebbero suonato per intero Unknown Pleasures, l'unica possibilità che avevo di ascoltare pezzi dei Joy Division suonati dal vivo era sullo stupendo album Still.
Quindi alla notizia che lo storico bassista di Joy Division e New Order sarebbe passato anche di qua per rendere omaggio allo scomparso Ian Curtis, mi si sono rizzati i peli sul collo.
Il mio scetticismo partiva e finiva in un unico punto: la voce. O meglio, chi canta?
Peter Hook (si ragazzi miei, canta lui), vecchio balordo rozzo e sbevazzone Mancuniano, non mi era di certo noto per le sue doti d'ugola, quindi ai Magazzini Generali sono arrivato un filo prevenuto, con il timore che la magia e la pura bellezza dei pezzi dei Joy Division sarebbe stata rovinata da un interpretazione vocale non all'altezza.
Mi sono dovuto ricredere.
Ma andiamo con ordine.
Ad aprire per Peter Hook c'erano gli italiani Confield, che in mezz'oretta di live hanno suonato il loro New-Wave Post-Punk, che deve molto ai Joy Division, ma che si avvicina di più al sound degli attuali The National, impressionando positivamente il pubblico.
L'attesa per l'inizio dell'esibizione di Peter Hook diventa quasi spasmodica, e guardandomi intorno mi rendo conto di come poche altre volte mi era capitato di vedere un pubblico così eterogeneo: fanatici, nostalgici, giovanissimi, fissati, dark, drogati, manager in giacca e cravatta.
Dimostrazione di come i Joy Division hanno segnato, e continuano a segnare, la vita di tante persone anche trent'anni dopo la loro tragica fine.
Poco più tardi le luci si spengono e la band sale sul palco. Peter Hook imbraccia il suo basso rosso fiammante e, dopo un breve cenno di saluto al pubblico, attacca con No Love Lost. Il lunghissimo intro aiuta a creare una grandissima attesa per le prime parole cantate dal sobrio Hook, che si rivela essere un cantante più che decente. Messo di fronte ad un compito al limite dell'impossibile, Hooky riesce a dare una buona interpretazione vocale e timbrica di Ian Curtis, nonostante le parole spesso confuse e le strofe invertite.
Il pubblico è attonito e adorante allo stesso tempo, diviso tra la strana sensazione di sentire un pezzo dei Joy Division live, e quella ancor più strana di vedere Peter Hook leggere da un leggìo le parole di una canzone che ha suonato almeno mille volte nella sua vita.
Ciò nonostante il concerto prosegue con altri pezzi non provenienti da Unknown Pleasures, come Leaders Of Men, Glass e soprattutto Digital, che smuove il pubblico manco fossimo alla Factory nel 1980.
I miei battiti cardiaci sfiorano l'infarto emotivo quando dal ritmo suonato dalla batteria riconosco l'inizio di Disorder, e quindi l'esecuzione completa di Unknown Pleasures.
Peccato che Peter Hook non suoni tutta la canzone con il suo caratteristico stile al basso, ma si limiti a dare l'inizio al brano e lascia poi l'incombenza di suonarlo alla sua band mentre lui canta.
C'è ben poco da dire su tutte le canzoni del primo album dei Joy Division. Trent'anni dopo sono ancora incredibilmente attuali, suonando molto più moderne e fresche di tanta altra musica che ci sorbiamo adesso.
Insight è da brividi, ma brividi veri, così come She's Lost Control suona scandalosamente bene, con il suo ritmo incalzante e quasi angosciante.
Il pubblico gode, apprezza, canta, balla. Insomma, si diverte. I Magazzini Generali diventano una bolgia alle primissime note di Shadowplay, stavolta davvero cantata bene da Hooky.
Con Interzone e I Remember Nothing si chiude il tributo all'album, ma non il tributo alla musica dei Joy Division, e ci si tuffa decisamente indietro con Warsaw e il suo urlo iniziale "3, 5, 0, 1, 2 ,5, Go!" risveglia anche i più addormentati e ingessati fan dei Mancuniani.
Da qui in poi è una discesa agli inferi, con i pezzi più trascinanti: Failures e Transmission, purtroppo abortita per colpa di un povero disgraziato leggermente su di giri.
La mia rabbia nel vedere interrotta una delle mie canzone preferite, non solo dei Joy Division, ma di sempre, scompare immediatamente quando subito dopo, salutando con un bicchiere in mano, Hooky annuncia l'ultimo, scontatissimo, pezzo.
Love Will Tear Us Apart è (e rimarrà) la canzone più nota e significativa dei Joy Division, e vedere ogni singola persona presente cantarla letteralmente a squarciagola, è una sensazione ed un immagine che porterò con me per tutta la vita.
I Joy Division hanno dato il via ad un genere, o meglio ad una serie di generi, che nel tempo avrebbe influenzato la maggior parte della musica che è lecito chiamare tale al giorno d'oggi.
Sono passati più di trent'anni, eppure c'è ancora qualcosa di fortemente evocativo e di profondamente personale in Unknown Pleasures, qualcosa ci porta ancora a definirlo un album seminale ed indispensabile.
Mi sento decisamente appagato e altrettanto malinconico uscendo dai Magazzini.
Appagato perchè ho passato un ora e mezza ad ascoltare pezzi splendidi, di una band meravigliosa, eseguiti da musicisti appassionati e decisi a dare un tributo ad una persona che non c'è più.
Malinconico perchè questa persona, tributi o non tributi, se n'è andata per davvero.

2 Comments

  1. 1 Giulietta
    December 7, 2010
    09:40 pm
    Povero disgraziato leggermente su di giri?!
    Sei stato troppo buono F :D
     
  2. 2 SLT-A65
    November 16, 2011
    08:18 pm
    Ero stato anche guardando attraverso i singoli e sufficiente, come da un'altra pagina web.
     
 

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