Luci della centrale elettrica @ Carroponte, Sesto San Giovanni

28.07.11 - posted by EleDeMa Share

Sul palco del Carroponte di Sesto San Giovani, Vasco Brondi, alias Le luci della centrale elettrica, sembra sentirsi più a suo agio che al solito e si concede anche una battuta sulla sua timidezza nel parlare in pubblico: sarà merito del paesaggio post-industriale di cornice al concerto, del cielo milanese “colorato con i pennarelli scarichi”, del pubblico (di giovani e giovanissimi) che conosce a memoria quasi ogni battuta dei suoi testi? Il fatto è che il cantante ferrarese suona per un’ora e mezza, alternando le note di Canzoni da spiaggia deturpata a quelle di Per ora noi la chiameremo felicità, recitando a squarciagola ritagli del suo libro, omaggiando Battiato con Summer on a solitary beach, e Leo Ferré con La solitudine, da cui ha tratto l’ispirazione per il titolo dell’ultimo album e interagendo timidamente con il pubblico con autoironia sui testi e la musica delle sue canzoni “Ora farò questa canzone che è un po’ come tutte le altre…”. 
Le luci piacciono o non piacciono. Hanno diviso pubblico e critica a metà. I live dividono ancora di più, se possibile, perché la voce di Brondi, non pulita e non impostata già nell’album, assume dal vivo un tono ancora più greve, diventa un ululato tra rabbia, disperazione, impotenza.
Il concerto si apre con Cara catastrofe, dal secondo album, e Fare i camerieri, dal primo, assimilate in un unico pezzo, per poi proseguire con La lotta armata al bar e L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici.    
Chi ascolta non resta indifferente a una simile esibizione. Chi è venuto a Sesto per Brondi, canta con lui, sa tutte le parole dei testi – un segno di vera dedizione, vista la complessità della loro forma e la mancanza quasi totale di ritornelli – ed esplode, in Quando tornerai dall’estero e, verso la fine, in Per combattere l’acne che, nonostante l’album nuovo, resta il pezzo più conosciuto e il cavallo di battaglia del gruppo. Chi è capitato al Carroponte quasi per caso si ferma a guardare sgomento chiedendosi da dove viene tanto tormento, resta a bocca aperta di fronte alla poesia lirica delle immagini descritte nei testi o trova addirittura bizzarra ed eccentrica l’esibizione.
Il concerto, “visto che c’è ancora tempo”, si chiude con Zona Monumentale, una cover di Moltheni, e con il consueto augurio di “correre, di andare a letto vestiti, di avere freddo ogni tanto e di fare quello che volete”.

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