Ci sono cose che sono destinate a finire, vuoi l’amore per un musicista, vuoi probabilmente quella sua capacità di rimanere unico e puro in un ambiente che può trasformarti in una macchina commerciale, il cui unico scopo sembra quello di fare album a cadenza regolare, e di costringere l'artista di turno a produrre musica che deve piacere.
Questo processo Ben Harper l’ha incontrato per la prima volta nel 2003 con Diamonds on the inside, poi vi sono stati altri dischi e collaborazioni che hanno fatto ben sperare ad un ritorno della sua vena artistica seria, vedi l’album con i Blind Boys of Alabama oppure Both sides of the gun del 2006.
Già da quel periodo i suoi live sono diventati qualcosa che i suoi vecchi fan affezionati hanno iniziato a guardare storcendo il naso: qualcuno si ricorda il momento in cui su Better Way si buttò per terra sul palco dell’Arena di Verona?
Cose che un Ben Harper non avrebbe mai fatto, eppure ormai il livello è quello.
L’esibizione di mercoledì sera 20 Luglio è stata una conferma di come il suo livello qualitativo sia sceso profondamente verso un baratro da cui lui sembra non volersi risollevare. Ha più sicurezza, è più conosciuto ed è più divo (nel senso buono) ormai. Dove sono finiti i tempi in cui non alzandosi nemmeno dalla sedia riusciva a farti venire le lacrime su una walk away o Welcome to the Cruel World? Lontani, lontani, lontani.
Il livello di ieri sera, rispetto a ciò che si vede e sente, è buono, perché lui è un grande musicista, però quanto mancava “nel contorno” senza la presenza di un Leon Mobley o Juan Nelson?
Può uno arrivare al successo in un certo modo, con un certo gruppo e/o suono e buttare tutto nella spazzatura?
Pazzo.
A voi la scaletta del 20:
Burn one Down
Diamonds On The Inside
Materpiece
Number With No Name
Rock’n'roll Is Free
Burn to Shine
Lay There & Hate Me
Walk Away
Forever
Don’t Give Up On Me Now
Ground On Down
Dirty Little Lover
Where Could I Go
Better Way
Ohio (cover di Crosby, Stills, Nash & Young cover)
Encore:
Clearly Severly
With My Own Two Hands
Le uniche degne del suo nome e del suo vero modo di suonare sono state Ground on down e Walk away: e indicativo della direzione presa credo sia il fatto che una volta tutti cantavano le canzoni dei primi album, tutti.
Mercoledì all’arena quasi nessuno le sapeva… Commenti “Che barba le canzoni vecchie, che faccia quelle nuove” erano ben udibili in quelle poche occasioni che potevano essere i più bei momenti della serata.
Queste cose ormai sommabili l’una all’altra fanno pensare davvero che ognuno è artefice del proprio destino… E la felicità,ormai è cosa certa, cambia in base a quelle che sono le priorità di ogni persona, famosa o meno che sia.
