Arena Sonica è un festival che esiste da 10 anni, ha dietro gli uomini che hanno ideato la Latteria Artigianale Molloy, uno dei tanti locali dove la scena bresciana ha potuto crescere e svilupparsi. Chiusa l'esperienza della Latteria ("ci siamo suicidati quando eravamo all'apice"), in attesa di novità chedovrebbero arrivare a breve con un nuovo locale, ecco Arena Sonica.
Siamo in un bel parco ai piedi delle colline bresciane, il palco è di fronte ad un anfiteatro con gradinate di cemento, dimensione villaggio turistico/famiglia ma molto friendly.
Alle 10 attaccano gli Ovlov, giocano in casa. Sono emozionati e si vede anche nel modo in cui suonano, precisi ma un po' tesi: non è da tutti avere la grande occasione di dividere il palco con un pezzo di storia del rock indipendente americano. Un trio dalle svariate influenze, voce femminile, sezione ritmica maschile. Dentro ci ho sentito un po' di grunge, un po' di PJ Harvey, un po' di post rock, un po' di punk. Scontano il non avere una grossa facilità nell'interagire con il pubblico e pezzi, seppur non complessi, che difficilmente ti restano attaccati al primo ascolto. Da studiare su disco, uscito a fine 2010 proprio per l'etichetta Casa Molloy.
Alle 11 invece si presentano sul palco i 4 eroi americani. In Prism, primo disco a 12 anni da Shapes, è uscito da due anni, la reunion non è più una notizia, ma è la prima volta che passano nel Nord Italia da quando sono tornati a girare il mondo dei locali rock. Il pubblico non è quello delle grandi occasioni, ma il calore si fa sentire, chi c'è praticamente li adora e non vede l'ora di farsi spettinare dalle chitarre e farsi torcere gli intestini dalle decine di cambi di ritmo.
Proprio da In Prism parte l'assalto, con Right The Relation e i quattro sembrano davvero in forma. La telecaster di Dave Brylawski e la Guild S-60 vintage di Ash Bowie, accordate in modi assurdi, si parlano, si intrecciano e legano con una sezione ritmica di tutto rispetto, soprattutto vista l'elevata complessità dei pezzi. Su Fast Canoe, da Exploded Drawing doppio LP del 1996, cantata all'unisono da Sam e dal batterista Brian Quast, sembra che ci siano sul palco almeno il triplo dei chitarristi, gli assoli continui si intrecciano perfettamente tra di loro e invece di oscurarsi a vicenda o di sommarsi semplicemente, è come se si moltiplicassero, facendo la vera forza del gruppo ma anche rivelando la grossa qualità degli arrangiamenti.
In un quasi perfetto italiano, in un raro momento di comunicazione con il pubblico, Ash ci dice: "andiamo a cantare delle canzone nuove" e i pezzi che regalano all'ascolto in anteprima sono ben due. La direzione è quella intrapresa su "In Prism", strutture sempre abbastanza complesse, ma suoni meno complicati e di resa più immediata, in alcuni momenti si tratta di puro e duro rock n roll, in altri si arriva nel tipico delirio strumentistico in cui possono sfociare i loro pezzi.
Dopo gli assaggi di novità (sembra che ci sia un disco nuovo quasi tutto registrato) si ritorna sulle glorie del passato, Feather of Forgiveness ci conquista con i suoi stop and go mentre Lazy Comets, da Today's active Lifestyle del 1992, sfiora il capolavoro quando si apre verso metà del pezzo. Si fonderà con Enemy Insects, sempre da Shapes.
Purtroppo il più classico dei temporali estivi si abbatte su pubblico, band e palco, ma i Polvo vanno avanti stoici a finire il pezzo, prima sotto la pioggia, poi arretrando verso la parte coperta del palco, suonando dietro ai loro stessi amplificatori, mentre i tecnici iniziano a smontare monitor, microfoni e quanto altro possibile.
Il finale in questo modo è praticamente epico, il pubblico è fradicio, ma l'aver fatto vincere la musica sulla pioggia, almeno temporaneamente, con i nostri eroi che stoici continuano a suonare praticamente improvvisando il finale, lascia tutti con il sorriso sulle labbra, nonostante non sia passata neanch un'ora dall'inizio dello show e mancasse un ultimo pezzo, sempre da In Prism, l'ottima Beggar's Bowl.
L'esibizione è stata ottima, una band davvero capace (pur non dando mai l'impressione di ipertecnicità sterile) e un repertorio di tutto rispetto. Purtroppo non grandissimi intrattenitori, ma lasciano parlare (fin troppo!) le chitarre. Ascoltateli e parlate di loro agli amici, non smetteranno di ringraziarvi!
