L’ultimo appuntamento del Milano Jazzin’ Festival prevede un ospite che è particolarmente amato da svariate persone di molte generazioni; sul palco Slash, con ospite vocale (ormai parte integrante di un gruppo ben collaudato) Myles Kennedy, frontman degli Alter Bridge.
Ad aprire per loro un gruppo di cui è meglio non conoscere il nome, vista la pietosa cover finale di Closer (NIN) ed un live che ha suscitato in molti svariati dubbi su come potessero essere lì ad aprire per un colosso musicale come Mr. Hudson. Sì, le dinamiche che vi sono dietro sono intuibili a tutti, ma davvero… Piuttosto che un’esibizione del genere era meglio un dj set.
Ad ogni modo ci si mette anche il tempo ad irritare questa prima parte, con un cielo che più nero non poteva essere… Questo luglio onestamente e solo a livello di meteo è stato davvero orrendo.
Finalmente arriva l’ora dell’esibizione ed alle 9.30 precise le luci si abbassano, una luce rossa crea molte ombre in movimento e finalmente spunta il cappello più adorato dai rockettari :P
Gli ormoni poi, notano anche un Myles Kennedy che solo apparentemente pare in formissima, in realtà si rivelerà di pochissimo sottotono rispetto alle scorse apparizioni nello stivale italico.
Da sottopalco per le prime tre canzoni, precisamente Ghost, Mean bone e Sucker Train Blues, non si è riuscito a notare quanto lo spettacolo peccasse per il suono. Solo una volta nel pubblico si poteva seriamente capire quanto i volumi fossero bassi e sballati… In molti dei concerti svoltisi all’arena civica questa estate si è ripresentato sempre questo problema.. Il fatto è che in alcuni concerti questo lo si nota maggiormente… E la serata del 28 luglio ha perso molto proprio per questo motivo.
L’evento però era sold out, ed ovunque creava meraviglia agli occhi vedere un pubblico di tutte le età che cantava, ballava e si divertiva, specialmente quando facilmente si scovavano tra i grandi, alcuni piccoli rockers di nemmeno 10 anni.
Il live, volume a parte, è stato carico ed immensamente splendido; Ed è riuscito a percorrere in maniera egregia (Molto meglio della prima volta) il repertorio della carriera di Slash: ecco quindi presenti le canzoni del suo ultimo lavoro, qualcosa degli Snakepit, Guns and Roses (Ben 7 pezzi) e Velvet Revolver. Da notare, e da sottolineare con tremila righe, il fatto che Kennedy si sia dimostrato degno di essere considerato un immenso cantante, vista la sua potenza e perfezione nel modulare la sua voce in ogni tipo di esecuzione.
Perfetta anche la dedica alle vittime della Norvegia prima di patience.
Chiusura a dir poco strepitosa, soprattutto per l’energia del pubblico, con Paradise City.
Si può dire a gran voce che il Milano Jazzin Festival non avrebbe potuto avere una conclusione migliore.
