The Black Angels @ Live Club, Trezzo 14-09-2011

15.09.11 - posted by Cecco Share

Un concerto dei Black Angels è simile all’esperienza di calarsi un acido.
Se l’acido è buono, ti porta in luoghi incantati ed onirici, dove ogni nota è un momento di piacere. Nella loro seconda data in Italia, dopo quella di Roma, il gruppo texano si presenta al Live Club di Trezzo per promuovere il loro recente disco, Phosphene Dream.
E Alex Maas e compari hanno spacciato solo "roba buona" in questa serata, a partire dal primo pezzo, Entrance Song, dove il riff distorto proveniente dalla chitarra Rickenbacker di Christian Bland ci ha portati immediatamente a respirare aria di deserto e desolazione.
Altrettanto evocativa e assolutamente irresistibile è la seconda canzone eseguita dalla band texana, ovvero Bad Vibrations che, al contrario del titolo, ci da solo vibrazioni positive. Non c'è bisogno di bere o fumare, questa musica fa tutto il lavoro da sola, facendo della psichedelia un'arma affascinante e intrigante. I brani si sciolgono e si fondono tra di loro, dando un senso di contiguità e coerenza.
Durante Manipolation, brano tratto dal primo album Passover, chiudo gli occhi, e mi sembra quasi di essere tornato nella San Francisco del '69, dove i 13th Floor Elevators spadroneggiavano, regalando cartoncini di LSD ai fortunati giovani del Fillmore.
Oltre a diversi brani tratti dall'ultimo lavoro in studio, i Black Angels hanno proposto diversi "classici" dei loro due precedenti album, come You On The Run, sporchissimo inno all'omicidio e Black Grease, forse il loro pezzo più famoso, dove Alex Maas ci racconta di come l'attrazione fisica può diventare ossessivamente...ossessiva.
Le esibizioni live dei Black Angels ruotano intorno allo strano carisma di Alex Maas, che non ha una voce cristallina o potente, ma ha una cadenza ed un tono ipnotico che, grazie anche ai precisissimi ritmi di batteria di Stephanie Bailey, rende ogni canzone un vortice nel quale è impossibile non cadere.
E un vero e proprio vortice di suoni, urla e accordi ci accompagna verso gli ultimi brani del concerto, partendo dalla spettacolare Haunting At 1300 McKinley, eseguita alla perfezione ed osannata dal pubblico, seguita dalla strana marcia, quasi funebre, di Science Killer. Bloodhounds On My Trail, pezzo contaminato dal bluegrass e dal country è il penultimo pezzo suonato, che converge, senza pausa in  Phosphene Dream, che chiude il concerto.
I Black Angels lasciano il palco dopo poco più di un'ora e un quarto, nella quale mi hanno portato letteralmente su un altro pianeta. Psichedelia, nichilismo, sabbia e alcool.
Un vero e proprio "trip".
Non fate i bacchettoni, vi sarebbe sicuramente piaciuto.

 

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