Un’attesa lunga mesi, ma alla fine la Comcerto è riuscita a portare Anna Calvi a Milano, dove la cantautrice britannica non aveva mai suonato.
L’avevamo già vista a Torino, a Ferrara, ma mai nel capoluogo lombardo, pertanto l’attesa era ben grande; Ed ovviamente non ha deluso alcuna aspettativa. Anna si è esibita con un gran pienone, sebbene sia giusto ricordare che l’Alcatraz era quello delle occasioni ridotte. Ma nessuno pare averci fatto caso, anzi, in alcuni casi è preferibile: quel posto diventa un po’ più intimo e si vede il palco con facilità.
Nel pubblico vi è ogni genere di personaggio possibile, ma in fondo a noi non sono mai interessate le categorie, pertanto andiamo oltre: aprono il concerto i François & The Atlas Mountains, francesi, che tengono a precisare che per essere presenti, si sono fatti 14 ore di pulmino… Insomma… Una buona traversata da Parigi possiamo immaginare. Incuriosiscono, per la loro stranezza sul palco e per la musica. Non male, anche se alla lunga queste canzoni possono risultare un po’ monotone: o forse questa unione tra psichedelica ed i balletti del frontman risultano semplicemente e vagamente soporifere per la sottoscritta.
Poi verso le dieci e mezza, finalmente il tecnico manda i tre segnali luminosi al mixer e tutto inizia. Sale sul palco Anna, con l’immancabile camicia rossa, i capelli tiratissimi e raccolti e dei tacchi altissimi: veramente splendida. Se già questo poteva lasciar senza voce, con la prima canzone ci si calma maggiormente e si rimane estasiati dall’eleganza della cantautrice sul palco, da sola, con il batterista, una polistrumentista alla sua sinistra e la sua sola chitarra.
Parte con Rider to the sea, per poi continuare sempre elegantissima in ogni parola con "No more words".
E’ letteralmente ipnotica, da capire se ciò sia dovuto agli splendidi occhi azzurri o alla camicia rossa, che letteralmente tenta di rubare la scena ad Anna. Continua con "Black out" e "I’ll be your man" che rendono il tutto ben più intimo ed emozionante perché aumenta l’intensità dell’esibizione.
Si concede un unico stacco per due cover: "Surrender" di Elvis e "Wolf like me" dei "Tv on the radio". Jezebel conclude egregiamente poi l’esibizione.
Un concerto breve perché il repertorio, come ci si può immaginare per ora è ben limitato, ma le sue straordinarie doti non lasciano che il desiderio di vederla presto, magari alle prese con ulteriori pezzi che possano e riescano a farti incantare.
E speriamo davvero di non dover aspettare secoli, di certo le nostre orecchie ed i nostri occhi ne sentirebbero la mancanza.
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