Il concerto inizia con un documentario in bianco e nero sui cavallucci marini, con il sottofondo di musica classica. Il mare rimane (ovviamente) il tema conduttore di tutto lo spettacolo, riproposto anche in un video proiettato durante la strumentale “The great Skua”, maestosa abbinata al volo dei gabbiani. Anche solo guardando il palco, decorato da gufi imbalsamati e bandiere, si capisce che non sarà uno show come gli altri.
Quando salgono sul palco, mostrano subito con l’abbigliamento la loro eccentricità che li rende unici, nonostante in molti li paragonino agli Arcade Fire.
Potenti con “Carrion”, coinvolgenti con “Waving Flags”, ricercati con “How Will I Ever Find My Way Home”, i BSP ci trasportano nel loro mondo, fatto di melodie dilatate, liriche poetiche e simboliche, chitarre e strumenti di tutti i tipi e le forme che cambiano continuamente da canzone a canzone.
Il bis è folle e geniale allo stesso tempo, con la richiestissima “No Lucifer” e la chiusura dalla durata di circa un quarto d’ora, con i ringraziamenti cantati da Yan e il crowd-surfing del chitarrista Martin che nel frattempo si avvolge con nastro isolante.
