Intervista a Gred Dulli, Afghan Whigs

30.04.12 - posted by elisabettaly Share

It’s rock it’s not brain surgery.

L’intervista a Greg Dulli non è andata propriamente come previsto, ma non c’è da lamentarsi quando si parla di e con un rocker e poeta che ha girato il mondo e collaborato con più musicisti di quanti in questo momento riesca a pensare.

Le domande c’erano ed erano lì pronte per essere chieste.

La prima è stata chiaramente la più ovvia per questo momento, quella sulla reunion. Non ce n’era una sola, ma il Signor Dulli ha risposto a quasi tutte in un solo lungo e interessante monologo. Lo riportiamo qui, parafrasato, cercando  di mantenere il più possibile lo spirito e la poesia della conversazione. Perché Greg Dulli non lo puoi fermare mentre parla, la metà del tempo parla poesia.

Quello che si è letto in giro è vero. Durante il tour acustico Americano John Curley era in città ed è salito sul palco per qualche canzone insieme. Spiega Greg: dopo la serata si va a cena, si parla dei vecchi tempi e viene in mente di chiamare anche gli altri, vedere se anche a loro piacerebbe incontrarsi per fare due chiacchiere. Da qui, cene e chiacchere tra amici si è passati a suonare e “ci siamo resi conto tutti quanti che ci piaceva quelle che stavamo facendo”.

Ci dobbiamo aspettare un vero e proprio ritorno con nuovo  album e nuove canzoni?

Ci sono già delle nuove canzoni perché è un po’ di tempo ormai che si sono ritrovati insieme.

“We’re walking into the water and for now it feels nice.” Dice. Si sta acclimatando al mare, come quando inizi a camminare sul bagnasciuga e non vedi l’ora di buttarti in mare, non sei sicuro che l’acqua sia profonda o calda abbastanza, ma per ora lui ci si trova bene con i suoi vecchi amici.
Si perché questa reunion è più una pizzata tra vecchi amici, solo con gli strumenti musicali.

Dulli fa notare che già da un anno, più o meno, aveva ricominciato a suonare le canzoni degli Afghan Whigs nei suoi spettacoli solisti: si vede che c’era qualcosa nell’aria, si vede che aveva già qualcosa in mente.

La domanda ostica: quando una band si riunisce dopo molti anni c’è sempre qualche anima critica che dice “lo fanno per i soldi”.

Ecco qui non si riesce neanche a finire la domanda con il canonico tu cosa rispondi, da sé Mr. Dulli mi interrompe dicendo: “A questi dico solo una cosa molto semplice da capire, non me ne frega niente, ho i soldi, lo stessi facendo per I soldi l’avrei fatto molto prima. E comunque tutti i concerti si pagano, non solo quelli delle reunion quindi..
Ok, ho la mia risposta e non fa una piega.

Il 4 giugno gli Afghan Whigs saranno a Rho con i Soundgarden e molte altre band.
Gli chiedo come si sente a salire sul palco di un festival davanti ad un pubblico tanto variegato, fatto di persone che magari non sanno nemmeno chi sia e da fan di vecchia data.

Ma a lui non interessa il pubblico in quel senso, non si preoccupa di chi ha davanti o di quanta gente abbia davanti, dice che se dovesse preoccuparsi anche di questo non suonerebbe più, nessuno suonerebbe più. Che le persone del pubblico lo conoscano o no non è un suo problema, forse un incentivo, ma credo che in realtà davvero non si sia mai posto questo problema, lui suona.
Dice che spesso lui stesso è entrato in locali dove suonavano gruppi che non conosceva e la soluzione è una e semplice: o ti piacciono o ti fanno schifo, se ti piacciono rimani ad ascoltare.

Citazione finale verbatum? “It’s rock it’s not brain surgery.”

Dulli e Lanegan: Twilight Singers, Gutter Twins, “An evening with”. Aspettiamo novità?

Decisamente si. Di Mark Lanegan parla senza filtri, è un suo grande amico e lo loda senza ritegno. Ogni volta che si trovano nella stessa città trovano un po’ di tempo per suonare assieme e anche se per ora c’è il tour coi vecchi colleghi non è difficile sperare ed essere quasi certi che i due possano combinare altri live o dischi insieme.

Una domanda alla quale mi risponde in pratica per tutto il tempo con il suo modo di parlare appassionato: sul fatto che Dulli sia un uomo di successo oltre la musica, suo il Royal Street Inn & The R Bar a New Orleans, i soldi non gli mancano e non sono la motivazione che lo spinge.
 

Allora qual è questa motivazione?

Semplice la risposta: “vivo per l’arte in ogni sua forma, non mi interessa nemmeno il fatto che produca soldi e molto di quello che faccio in realtà non lo fa. L’espressione artistica è l’unico linguaggio che conosco.” Semplice.
Tra le domande che non si sono riuscite a fare così come da copione ce n’era una sul suo account Instagram e sulla fotografia. Ecco qui, lui fotografa e apprezza la fotografia altrui, da ragazzo ha lavorato come sviluppatore quindi è molto più avanti di noi giovani dei social network. Dipinge, fotografa, scrive poesie e canzoni, suona: senza l’arte non saprebbe esprimersi, parola sua.

In realtà non sono molto sicura di quest’ultima affermazione, perché ho parato con un artista che parla molto, molto bene e molto poeticamente. Un artista a 360° e di questo tondo di 360 gradi può permettersi di fare il giro due volte.

 

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