La serata è allettante, soprattutto per chi è cresciuto a pane, birra e con le smorfie di Joey Cape!
E questa volta il cantante dei Lagwagon si porta dietro anche Tony Sly e Jon Snod Grass: una serata che forse doveva coinvolgere solo i vecchi fans nostalgici, ma che pare invece avere trascinato un bel po’ di persone!
[Anche se forse la causa di tale “amalgamento” di più generi era dovuto al dj set che sarebbe seguito al termine della performance]
Il tendone in cui è stato montato il palco è strapieno, tant’è che molti si appostano fuori, lungo il chiostro della birra o sotto le tende montate proprio come riparo per la pioggia milanese. Molti si lamentano del poco spazio disponibile, e c’è da capirli… Però all’interno l’aria che si respira è un’altra: decisamente meno fresca, ma molto più divertita. Tutti sembrano godersi lo spettacolo incuranti dell’essere più stretti di una sardina nella scatoletta di latta.
E sul palco i tre si accorgono del calore con cui sono sostenuti: si alternano sul palco soli, in coppia, o nel trio e snocciolano un repertorio che fa letteralmente gioire tutti… Ricordiamo con non proprio fresca memoria: clear cutting, violins, fatal flu, linoleum, shortest pier, owen meany, angry days, the chemist, toaster, on the outside, coming too close, dumb eminders, justified black eye, not your saviour, life size mirror, redemption, let me down, soulmate…
Poi ecco… Gli impavidi menestrelli hanno colloquiato spesso col pubblico e quindi qualche richiesta è stata esaudita.
Un concerto lungo, divertente con ottime “chicche” e dell’ottima musica di qualità.
Non che non ci si sperasse conoscendo i personaggi, però è giusto ribadirlo e sottolinearlo!
Soprattutto poi considerando che l’ingresso (con tessera arci) era di soli 5 euro.
Voto decisamente alto alla serata.
Alle facce di Cape decisamente dieci e lode!
