Give it a Name 2010

26.04.10 - posted by MissElena Share

 

Non vorrei attirarmi le antipatie di tutti, però voglio iniziare dicendo che a me il Give it a Name non è dispiaciuto affatto. Cercherò di spiegare cosa forse mi ha attratta e coinvolta così tanto da farmi uscire dall'Alcatraz contenta.
Due rivelazioni innanzitutto: Madina Lake e The Swellers!
Però partiamo dal principio... Deduco sia iniziato in perfetto orario, quindi 16.30 spaccate, perchè a causa del traffico mi dicono mi sia persa i primi tre pezzi... Che per i primi, gli Andead, gruppo di Milano con influenze punk/psychobilly, sono TANTE canzoni. A sentire le voci del giorno dopo vi sono state alcune polemiche per problemi "gestionali" e per la riduzione del tempo sul palco... Però per quello che ho visto si sono dimostrati dei perfetti musicisti: hanno suonato bene, andando oltre la cosa ed il pubblico presente è apparso molto coinvolto, ripagandoli forse con un pò di affetto di questa scaletta ridotta. (Ce lo auguriamo per loro almeno).
Seguono i Friday Night Boys, che allietano il pomeriggio dei presenti con canzoni un po’ più melodiche di quelle già presentate e di quelle che arriveranno. Bravi nel genere e buona interazione col pubblico… Però il meglio deve ancora venire… E giunge appunto con i prossimi: The Swellers!
Il gruppo del Michigan ha affascinato fin dall’inizio: punk puro con ottimi riferimenti alla vecchia scuola anni ’90 ed una melodia diretta che ha affascinato fin da subito. Il pubblico era contento e partecipe e lo spettacolo è stato davvero notevole. Uno dei picchi della giornata.
La band americana pare stia riscuotendo un ottimo successo dal loro tour europeo… Speriamo questa sia una buona premessa per rivederli presto sui nostri palchi a suonare.
I prossimi, i Madina Lake, si sono dimostrati scatenatissimi fin dal loro arrivo on stage, con gran divertimento dei fans e un pò meno dei fotografi direi. Hanno proposto canzoni dal disco di debutto "From Them, Through Us, to You" ed estratti del nuovo album uscito lo scorso anno “Attics to Eden”. Grande coinvolgimento su singoli quali “Welcome to Oblivion”, “One last kiss”, “House Of Cards”. Il gruppo si è decisamente scatenato per tutta la performance, rallegrando inoltre il pubblico con una caduta di palloni bianchi giganti dal soffitto, ripieni di coriandoli, che continuavano a rimbalzare dal palco alle prime file, lasciando a tutti un gran sorriso di divertimento. Non c’è che dire… Davvero una esibizione che colpisce, sia per la loro bravura, per la passione dimostrata nel vivere l’esperienza dal palco e per aver concepito anche tutti questi piccoli (Ma direi mai banali) espedienti, volti a far rimanere impressa la loro esibizione ai più.
Piccoli geni. Da approfondire sicuramente.
Story of the year i prossimi e per la gioia dei più adulti il festival sembra diventare un po’ più “pesante”. Ottima esibizione ed ottimi loro sul palco, soprattutto grandi a sopportare quella massa di ragazzini, che maleducatamente (definirli maleducati è il minimo) durante il loro set si è ostinata ad urlare per i Sum41. Viene da chiedersi se quelle persone presenti siano mai state ad un festival…!
Svanite le voci che il gruppo canadese sia bloccato a Roma a causa della cancellazione del volo per colpa del vulcano islandese, tutti sembrano più tranquilli e rilassati: non rimane che attendere. Costantemente Twitter ci aggiorna sull’Odissea dei Sum41 per giungere a Milano: pare siano arrivati in treno, senza aver fatto il biglietto, e di gran fretta… Ma appena appaiono sul palco sembrano a proprio agio, dimenticando forse tutti gli “incidenti di percorso” avvenuti.
Un’ora di spettacolo che ha letteralmente estasiato i più. Deryck ha iniziato chiamando 4 ragazzi sul palco, che sono rimasti a lato a godersi una scaletta che ha riproposto i maggiori successi di questa carriera ormai decennale: singoli come the hell song, Welcome To Hell, Over My Head, in too deep hanno letteralmente smosso tutti.
Still Waiting è stata la canzone più attesa e TUTTI l’hanno cantata… L’emozione è stata davvero tanta.
Finita la loro performance l’Alcatraz si è svuotato! Questo forse fa comprendere che il gran pienone era proprio dovuto alla loro presenza ed al fatto di aver sempre abbastanza snobbato l’Italia per le loro esibizioni. Ad ogni modo tante lodi a loro… Grandi animali da palco, che speriamo di rivedere in qualche modo presto… O comunque che si spera di rivedere prima o poi.
Terminano gli AFI con questa loro nuova veste un po’ più elegante e seriosa (Davey indossa una giacchetta che quasi acceca talmente è “brillantinosa”): il loro set ripercorre tutta la loro carriera e per gioia di chi li segue dal principio i pezzi vecchi non mancano: citiamo i più “sentiti” a livello emozionale “Girl’s not Gray”, “The Leaving Song Pt II”, “The Days of the Phoenix”, “Love like Winter”, “Miss Murder”, concludendo con “Silver and Cold”.
Una esibizione che è degna di nota, Curioso il momento in cui Davey si informa chiedendo se vi siano persone che li vedano per la prima volta e le mani non risultano poche… Però è sicuro che, siano piaciuti o meno, la loro esibizione sarà rimasta impressa ai “novelli”, perché davvero degna di nota. A volte mancava la voce, ma i salti fatti (E tanti) dal cantante hanno decisamente ripagato…
Ottimo live, che si va ad aggiungere ai restanti sei della giornata.
Potete darmi dunque torto per il sorrisone con cui sono uscita dal locale?
 

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