Andead live @ Rock'n'Roll Rho 12/6

14.06.10 - posted by elily Share

Non serve avere le orecchie che funzionano per scrivere, altrimenti da stasera sarei senza lavoro. Questo live ha prodotto un’apprezzata quasi-sordità dovuta al sottopalco. Nessun problema, ne valeva indubbiamente la pena. Eccetto forse il rischio di perdere la faccia, letteralmente, contro un pezzo di chitarra, prontamente evitato dalla sottoscritta con un ottimo passo all’indietro; perdonato, comunque, chi fendeva l’arma impropria: forse folle, ma molto bravo. Come gli altri d’altronde.
E qui devo ammettere una certa parzialità: seguo il gruppo da grigie notti al Black Hole (o qualche simile locale milanese) di… bhè, di un sacco di anni fa, quando ancora eravamo tutti più piccini. Nel frattempo sono migliorati spaventosamente, tecnicamente e artisticamente.

Ma iniziamo dal principio della serata.
Il Rock’n’Roll è un posto bellissimo nel quale si raduna spesso una fauna peculiare di vecchi lupi rock e nuove generazioni, gente strana convive pacificamente con chi è approssimativamente normale e, a fine serata, siamo tutti un po’ strani. Dopo aver mangiato e bevuto aspettiamo tutti l’inizio del concerto, intrattenendoci a zonzo come iene affamate fino alle 11,30 precise (è forse la prima volta nella vita che assisto alla puntualità in queste occasioni).

Fin dalla prima canzone è delirio sul palco, da zero a un milione in due note.
Tanta energia da parte di tutti i musicisti e una presenza scenica degna di gruppi d’alto rango, ma questo è il particolare che mi aveva colpito fin dalla prima volta – perché, diciamocelo, poi suonare bene quanto vuoi, ma nessuno gradisce un manichino sul palco, specialmente se stiamo parlando di rockpunkrockabilly... rock(y) horror punkabilly? Può essere. Insomma, “roba forte” come “si dice in giro”.
Meno affettati, più semplici e spontanei di qualche anno fa. Anche più energetici e fuori di testa, e va benissimo così.

Ho letto in qualche blog che la voce melodica di Andrea risulterebbe poco potente e forzata nelle parti più hardcore. Qui ci dissociamo: se una voce “troppo” (ed evidenziamo le virgolette di dissenso) melodica può portare a qualcosa, nel caso degli Andead è solamente ad un ottimo mix di tonalità diverse, pezzi dinamici e alla possibilità di giocare e interpretare. E lui ci gioca, eccome.

I ragazzi sono di quelli che non si risparmiano niente, non importa il numero (o la qualità) delle persone presenti e, soprattutto, sono di quei musicisti che dal vivo non ripetono noiosamente le canzoni dai dischi ma ci mettono il di più: emozione, energia, simpatia, showmanship.
Seriamente uno dei più bei gruppi da vivere live degli ultimi tempi. È come andare a vedere i Limp Bizkit posseduti da Johnny Cash, un gruppo di amici in garage e quei bei gruppi sconosciuti d’oltre oceano della costa ovest statunitense, o Phoenix.
Di quei gruppi sconosciuti, di tanti altri nuovi performer che bazzicano i locali, cos’hanno in più vi chiederete. Paroloni come carisma, sinergia, talento.

La scaletta ha compreso canzoni dal loro disco (Hell’s Kitchen), cover e un pezzo nuovo (bravi! gold star).
Poi Ring of Fire, e se ci metti anche il dive allora non si può chiedere di più.

Voto mille, si può dare? Non siamo di manica stretta.

Nuovo Commento