Hurts

02.10.10 - posted by elisabettaly Share

Does it feel better than love? Io rispondo Hell yess! Chi sono questi due che arrivano zitti zitti da Manchester e mi fanno innamorare.
Si parla solo di loro. O io parlo solo di loro negli ultimi giorni, specialmente dopo essermi persa l’apparizione proprio qui a Milano all’inizio del mese, e solo perché non avevo ancora ben chiaro cosa fossero, da dove venissero, che musica facessero.
Iniziò tutto una sera quando, mezza addormentata, capito su MTV (si, MTV ogni tanto) e vedo i Tears for Fears… No, non sono loro, ho la vista stanca quindi alzo il volume. Mi sembrano ancora i Tears for Fears, con qualcosa di diverso: sono giovani e freschi, fanno un video che sembra uscito dagli 80, hanno le pettinature giuste e l’orecchino, ma sono nati ieri.
Grigi come la loro terra madre ed altrettanto affascinanti. Non sono influenzati solo dai due pazzi che cantavano Head Over Heels, quella era solo la prima impressione (sono in due dopotutto, ed era notte).

Quello che più c’è in questo loro debut, Happyness, è lo spirito della nebbia di Londra, Manchester, Liverpool, dei campi e della riva del mare, l’acqua del Tamigi e del vicino oceano, ci sono gli Anni Ottanta e i magnifici Novanta in cui sono cresciuta. C’è voglia di fare musica di intrattenimento, che faccia anche imbronciare, pensare (non fa male alla testa); il vocalist Theo ha una voce normalissima, che usa qua e là per intonazioni cupe ed emozionanti. Il parlato è lui, quello inglese da textbook che ci piace tanto in un panorama musicale dove anche i madrelingua hanno bisogno delle lyrics. Le canzoni sono facili, elettronica pop con accenni e accenti dance (nell’anthem "Better Than Love"), corali, ballate; "Water", canzone lenta e tristissima, cupa, profonda, opprimente, come l’acqua che fa paura al cantastorie. Di storie si tratta, le buone vecchie canzoni che ci raccontano storie, nelle quali ci possiamo identificare o no, ci possono emozionare o ci possono solo far ballare.
Diciamocelo schiettamente, a molti non piace l’analisi eccessiva, per questo dovrei contenere tutti gli spunti che mi sono passati in mente sul tram, canzone per canzone; su come il titolo sia birichino, fuorviante ed appropriato allo stesso tempo per esempio. Non mi soffermerò molto a spiegare come la felicità sia qui intesa come il risultato di sofferenza e momenti belli presi con una certa filosofia; non mi dilungherò ad evidenziare come (grazie al mio film preferito, aka The Air I Breathe) non ci possa essere felicità senza dolore, amore senza sofferenza e viceversa.
Hurts, Happyness. Happyness, Hurts. Sono questi i dettagli belli della vita di un ascoltatore attento.

Il bello è che non importa.
Io mi sono innamorata del fatto che gli Hurts mi facciano passare il lungo viaggio sui tristi mezzi milanesi come se stessi fiancheggiando le rive del Tamigi, invece della mostruosa costruzione della Coldiretti.

http://www.myspace.com/ithurts
http://www.informationhurts.com/it/home/

P.S.: Non abbiamo paura di essere anche pop qualche volta!
 

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