Onestamente, credo non capirò mai secondo quali meccanismi si muove l’industria musicale italiana, ammesso che ce ne sia ancora una di cui parlare. Ovviamente mi riferisco al cosiddetto mainstream musicale, quello che a colpi di pubblicità radiofonica, e con la complicità delle radio (se qualcuno ancora le ascolta per scoprire buona musica nuova…ma dubito), e per giunta ora involgarito dai talent show infarciti di latitanti talenti, non lascia neanche le briciole a quegli artisti che da anni fanno fatica ad emergere. Una band che pubblica il primo album ad aprile del 2009, dopo 9 anni dalla nascita, che io ho scoperto per caso e non ricordo neanche più come qualche mese fa, potrebbe ben rappresentare questo stato di fatto. La band si chiama Nadiè e viene da Catania, una terra che spesso riserva buone sorprese, ma forse non altrettanto buone possibilità di emergere. Il loro disco, Questo Giorno Il Prossimo Anno, è apprezzato dalla “critica” e ha anche vinto un paio di premi, ma io direi che è anche ampiamente apprezzabile da un pubblico di ascoltatori. Il problema è arrivare a questi ascoltatori. Al momento i Nadiè non hanno contratto, il che mi sembra incredibile ma se penso a quanti altri ottimi artisti non hanno contratto ecco che l’incredibile diventa plausibile, il disco è autoprodotto e se provate a fare una ricerca su Google la risposta sarà una manciata di risultati, più che altro i loro profili myspace e facebook, qualche recensione su blog musicali, e un paio di riviste online più accreditate. È decisamente poco, soprattutto se consideriamo il panorama un po’ asfittico della musica italiana. Certo la loro è una vena indipendente, come quella di tante altre band e altri artisti con carriere pluridecennali, ma il loro disco meriterebbe di figurare nelle vetrine delle librerie ( i negozi di dischi non esistono più) e se non lo trovate non è perché loro vogliano restare di nicchia. Forse neanche loro, secondo me, si aiutano, centellinando le loro cose sul web, vendendo il disco solo ai live e da solo un mese anche online scrivendo al loro myspace. Forse oggi come oggi potrebbe essere più funzionale una maggiore diffusione dei brani, invece che qualche copia in più venduta a prezzo contenuto, ma questa è solo una mia personale opinione da non musicista. Attivi dal 2000, hanno girato l’Italia e diviso il palco con personaggi come Gazzè, Canali, Virginiana Miller, Linea 77, e si avvalgono per la produzione della collaborazione di Massimo Roccaforte (Carmen Consoli, Max Gazzè, Mario Venuti). Nel 2006 hanno pubblicato il singolo Glicine per la Lancelot Records e nel 2009 il loro primo album. Venendo al disco, siamo nei territori “tipici” della migliore tradizione rock-alternative italiana con decisi sconfinamenti nel territorio del cantautorato, con testi in italiano mai scontanti né banali, anzi piuttosto ricercati e con una cifra intellettuale e a volte poetica non indifferente, per esempio in brani come Praga o Il Valzer Del Non Amore, o ancora in Roman Polansky o nella bellissima Franti. La carica musicale è di buon respiro, con un andamento lineare e arrangiamenti puliti e senza fronzoli. Se dovessi trovare un aggettivo direi che è un disco “pulito”, “chiaro”, senza inganni e senza voglia di strafare, attento più ad una dimensione generale dell’ascolto che ad impressionare con virtuosismi di qualche sorta. Ad esempio in Cara Rivoluzione, interessantissimo brano d’apertura, e in Glicine, ritroviamo questi elementi di chiarezza sia nei testi che nell’arrangiamento. Il disco è molto bello e fila liscio per tutta la sua durata, il mio consiglio è di procurarvelo se volete ascoltare qualcosa di meritevole e che riesca a farvi sentire in pace con la musica.
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