È come se un giovane Salvador Dalì ti stesse ridipingendo il cervello, se chiudo gli occhio riesco quasi a vederlo, lì su un'impalcatura come fosse la Cappella Sistina. Invece non sono pennelli e colori, ma il sintetizzatore e i sospiri, gli acuti ripetuti e prolungati di Goldfrapp che ondeggiano tra un orecchio e l'altro gentili e insistenti sfiorano la membrana dei pensieri e creano, se chiudo gli occhi rilassata. In altri pezzi mi ricordo perché l’unica musica che ballo non da sola è l'elettronica. Ho letto di che qualcuno si chiedeva dove fossero finiti i Goldfrapp. Qui, con frange di oro, colori e luccichini musicali degni dell'aura culto del nome di chi li ha prodotti.
Altro ancora à la Kylie e reminiscente dei colori rainbow 80's, come così fan un pò tutti a venti anni di distanza.
Troppo pop? Troppo poco elettro? Troppo poco? O il giusto. Forse tutto questo, non epocale, ma apprezzabile nondimeno.
Head First è il quinto album del duo britannico. A brevissimo in concerto qui in Italia.
