E' passato parecchio tempo dall'ultima volta che mi sono ascoltata un disco di Amaury Cambuzat & Company ma ricordo con piacere il periodo e quella lieve malinconia che portava con se'. Ora, dopo anni, mi ritrovo l'ultimo lavoro degli Ulan Bator e devo dire che il mio orecchio non era più così abituato alle distorsioni e alla rabbia tipica del gruppo francese. Vado avanti con gli ascolti ed entro sempre di più nel mood post rock, cercando di analizzare meglio questo disco che si preannuncia il ritorno ufficiale sulla scena per il gruppo.
L'album si chiama “Tohu-Bohu” e ad aprirlo abbiamo “Newgame.com”, una sorta di manifesto anti social network che decanta tutti i contro del fenomeno. Questo primo pezzo presenta già una costante tipica della band e cioè sonorità acide e altalenanti, ripiene di chitarre che definire graffianti (e gracchianti) sarebbe poco. Si continua con “Speakerine”, lento ma costante tintinnìo che porta con se' la malinconia di cui sopra. In questi due pezzi già riconosco il sound tipico dei francesi e i pezzi che verranno dopo non mi deluderanno con spiazzanti e drastiche novità.
Si susseguono pezzi come “Régicide” e “R136A1”, l'uno lento e cupo l'altro dolce e nostalgico. “Missy and the saviour” è il pezzo più rock e lineare dell'album, che insieme a “Mister Perfect” (ballata onirica e lieve) formano le due tracce meno estreme del disco. Per il resto quello che spicca, a mio parere, come tradizionale pezzo distorto e in vero stile Ulan Bator è quello che dà il titolo all'album, “Tohu-Bohu”. Ed è qui che riconosco a pieno il loro sound “fastidioso” e pieno di spigolature. Chiude il disco la melancolica “Donne”, con una voce sospirata e che sembra appena sveglia.
Questo disco mi piace ma non è un disco facile. Dieci canzoni in francese su una base post rock che spazia sul genere ma torna sempre alla sua unica e ruvida origine. Lo consiglio vivamente a chi già conosceva il gruppo, sembrerà un tuffo nel 2005, e a chi ama il post rock e le sonorità fredde e acute, potrebbe essere una piacevole scoperta.
