Bello, noioso, privato, moscio, personale, eccentrico, classico, tecnico, vintage, sperimentale nel piccolo, descrittivo, cantastorie: apply when and where necessary durante l’ascolto.
Non potrà mai essere che ci piaccia qualcosa di semplice dopotutto. E se la recensione è di un disco uscita qualche mese fa è per il bisogno di metabolizzare.
Flamingo, il debutto solista di Brandon Flowers (lead The Killers), è tutto ciò che è scritto sopra, tutto quello che ci si poteva aspettare dal carisma e dalla presenza vocale del cantautore e anche quello che non ci si aspettava. Un po’ è un altro album dei Killers con tre elementi in meno, con un handicap quindi, meno ritmo veloce in favore di ballate, meno chiatarra e basso in favore di batteria, piano, sintetizzatore e tambourine (il batterista dei Killers Ronnie Vannucci è presente in studio, in alcuni pezzi).
D’altra parte la mancanza non è ovvia, non pesa ad un disco personale, sincero, pieno di ricordi e di Las Vegas: luogo di nascita e ritorno, di residenza fisica e nel cuore di Flowers che sembra dedicare il suo debut alla città che ama, che lo ha cresciuto e che lo ha fatto innamorare per la prima volta e per sempre. Per questo si possono girare gli aggettivi negativi, spogliarli e rigirarli nell’ottica della personalità, del privato, di un sincero racconto dell’anima, che è in lutto per il passato e per la morte della madre, che ricorda con malinconia e canta storie affascinanti dove il ritmo cala.
Il primo singolo estratto è Crossfire,
Hard Enough, con la sottile e dolce voce femminile di Jenny Lewis è una canzone classica, non troppo lenta, non troppo “ballata”, sulla crescita e la vita.
Jacksonville delude, questa si.
Jilted Lovers And Broken Heart è tanto elettronica quanto l’indie rock si può permettere, funky nei limiti. Molte delle canzoni ricordano nello spirito, per chi la ricorda, Happy Birthday Guadalupe.
On the Floor è una perla di Las Vegas. Da ascoltare con Swallow It e Was It Something I Said?.
Molta critica ha definito Flamingo blando, dotato di poca immaginazione, poco sperimentale. Guardiamo a fondo tra la voce conosciuta (e su questo punto Flowers non ci può fare proprio nulla) e le melodie di base, che comunque ricordano i Killers: ci sarà un motivo che lega il frontman alla band e sarà forse un affine spirito musicale. Andiamo più in profondità, non facciamo i profani: la sperimentazione c’è; è personale, è fine. Forse è questa finezza a sbalordire le moltitudini. Un occhio più attento alla discografia del gruppo non si stupirà.
2010, Prodotto da Island, Vertigo.
