My Chemical Romance - Danger Days: The True Lives of the Fabulous Killjoys

16.01.11 - posted by elisabettaly

Cover

Come spesso capita (per lo meno a me, ma non credo di essere l'unica), per caso mi sono imbattuta in uno strano video. Il sonoro era al minimo, si sentiva a mala pena la musica; il video, però, era davvero bello, molto ben girato, uno di quei video-storia, moderno tendente al futurismo, con guardie in uniforme, insorgenti mascherati, molta azione. Una faccia conosciuta di tanto in tanto appare: è un ragazzo carino, giovane, capelli neri e tratti delicati. Mi sembravi di conoscerlo, con quei capelli scuri però.
Allora, presa dalla curiosità verso il clip attraente alzo il volume, ma anche così devo arrivare alla fine per capire chi sto guardando: i My Chemical Romance.
Un'ottima sorpresa. Davvero una bella canzone e davvero un bell'album.
Sia loro che la musica di Danger Days: The True Lives of the Fabulous Killjoys
sono acqua e sapone, facce pulite e sound efficace. Ogni brano è incisivo ed ha una propria identità, una storia che fa parte dell'insieme. Una produzione di concetto, nata dalla narrativa immaginaria creata dagli alter ego della band, i Fabulous Killjoys.
Gli interlude di Dr. Death Defying uniscono le varie fasi, parti, pezzi dell'insieme e provvedono a dare senso e brillantezza alle canzone che li seguono e precedono.
Una recensione confusionaria? Si, anche Danger Days lo è, ma in maniera scientifica, quel caos futuristico vintage del 2019 dove tutto è diverso ma non molto è cambiato:
Danger Days è un album molto attuale ed allo stesso tempo sembra un debut.
Con piacere si può ascoltare musica genuina, come quelle delle band che cercano di arrivare ma non sono ancora lì: kudos, non è da tutti rimanere musicalmente umili e sperimentare allo stesso tempo.
Un apprezzamento speciale per il sample rubato ai Muse (Time is running out... )
Senza make up, senza sentirsi accerchiati da ragazzine emo urlanti i My Chemical Romance hanno prodotto un album coi fiocchi, davvero piacevole dalla prima all'ultima canzone. Decisamente un ascolto da consigliare, senza più paura di essere additati come emo-depressed. Ce li ricordiamo gli emo-days? Quando tutti piangevano eyeliner nero, pallidi e impomatati, uniformati in una cultura urbana che non aveva nemmeno fondamenta per chiamarsi emo (l'emo era, in passato, non è roba da giovani pischelli). I giorni della Black Parade sono passati, nessuno oserà - si spera - definirli emo in questa tornata.
 

Da ascoltare, almeno una volta, prima di giudicare guardando solo ai precedenti.

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