The Walkmen - Lisbon

07.02.11 - posted by Cecco

Cover


Ecco il graditissimo ritorno del gruppo più sottovalutato del mondo, con il loro nuovo strepitoso album Lisbon.
Potrei finire qui la recensione.
E voi in questo stesso momento dovreste essere già per strada, diretti dal vostro commerciante di fiducia per comprarne una copia.
Per chi ha deciso di continuare a leggere questa recensione, beh ci sono tanti buoni motivi, a parte dare retta a me, per ascoltare Lisbon.
Innanzitutto i Walkmen sono uno dei gruppi più eleganti che ci siano in circolazione. Non tanto per come si vestono, quanto per la loro delicata ricerca e scelta di suoni. Le loro canzoni non sono mai banali, mai ripetitive e soprattutto mai “vuote”. Una sensazione, un’immagine, un ricordo, una voglia. Le loro canzoni riescono ad esprimere sempre qualcosa.
In secondo luogo, giunti ormai al loro quinto album, si possono definire un gruppo maturo, che ha raggiunto una propria identità musicale e artistica, e lo dimostra il fatto che ogni buon album è stato sempre seguito da un album ancora migliore, fino ad arrivare alla semplice perfezione di questo Lisbon.
Juveniles è la traccia scelta da Hamilton Leytonhauser e compari per aprire le danze: le note rubate al jazz e al blues della chitarra di Paul Maroon sono di una piacevolezza senza uguali al mondo. Hamilton ci canta dolcemente: “I see many things to come…”. A giudicare da questo inizio, anche noi.
Angela Surf City è il pezzo che segue. Definirlo pezzo è offensivo, quindi uso una parola più consona alla qualità della canzone: capolavoro. Rimembranze estive, miste alla classica malinconia Bohémienne Newyorchese e al ritmo indisponente della batteria dello strepitoso Matt Barrick.
Sta proprio in queste canzoni la forza dei Walkmen: non hanno bisogno di stravolgere il loro stile per fare una canzone orecchiabile, che però (per fortuna) non sfocia mai nella semplicità radiofonica.
Follow The Leader è un'altra piccola gemma di soli due minuti. Mentre la ascolto mi viene in mente una definizione: musica terapeutica. Non importa da cosa dobbiate recuperare, ma questo album vi aiuterà. La componente introspettiva della musica dei Walkmen “esce” dai loro album e colpisce in pieno chi la ascolta. Lo ha fatto con me, e spero lo faccia anche con voi.
Stranded, brano che è stato rilasciato come free download prima dell’uscita dell’album, riprende i suoni di A Hundred Miles Off, con trombe ed ottoni a farla da padrone e con una piacevolissima atmosfera da fiera del paese.
Tema ricorrente nelle canzoni dei Walkmen è il fallimento di un progetto, inteso anche come relazione, e All My Great Designs parla proprio di questo, facendoci ripercorrere strade e pensieri che eviteremmo volentieri. Eppure, invece di buttarmi giù, All My Great Design mi fa vedere la luce in fondo al tunnel, mentre Hamilton canta “It will haunt you, night after night”.
Le note soavi e incantevoli di While I Shovel The Snow ci portano alla traccia conclusiva, che da il titolo anche all’album: Lisbon.
La chitarra acustica accompagna una canzone lenta, pregna di malinconia e di una melodia affascinante. E’ la musica che ognuno vorrebbe lo accompagnasse nei momenti da ricordare della propria vita, come una cornice per attimi che non vorremmo dimenticare mai.
E’ una canzone sulla quale ognuno di noi dovrebbe innamorarsi. Di un luogo, di una persona, fate voi. I Walkmen hanno una canzone adatta ad ogni momento della vostra vita.
Ormai non credo che esista un gradino superiore per questa band, che ha raggiunto un livello di qualità incredibile. La loro carriera è in un crescendo impressionante, ed è difficile pensare che possano alzare ancora il tiro e sfornare un disco migliore di questo.
Spero che i Walkmen abbiano il riconoscimento che si meritano per questo album e spero riescano ad arrivare ad un pubblico più ampio.
Se non ci riusciranno, beh sarò contento di essere uno dei pochi che li conosce.
Uno dei pochi fortunati.
 

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