Prendete il cantante poliedrico dei Blur (Damon Albarn), aggiungete il bassista dei Clash (Paul Simonon), una spruzzata di Verve (Simon Tong era il chitarrista del gruppo) e un batterista pioniere dell'Afrobeat degli anni '70 (Tony Allen) ed otterrete i The Good, The Bad & The Queen.
Il gruppo è stato voluto principalmente da Damon Albarn, che dopo aver creato insieme agli Oasis il Britpop, e dopo aver esplorato l'elettronica con un gruppo virtuale qualli i Gorillaz, ha creato questa nuova band per dirigersi verso... la noia!
Il disco ha sonorità ben curate, risultato ovvio da una band formata da componenti del genere, e sicuramente il genere scende profondamente nello sperimentale, ma forse troppo. Non decolla mai, sembra esattamente quello che è, una band di ottimi musicisti che si sono incontrati un giorno in una sala prove, e si son messi ad improvvisare qualche pezzo dal nulla, ovviamente dopo esser passati prima in un pub inglese a scolarsi qualche pinta di birra.
Qualche pezzo buono c'è, come "History Song" ed "Herculean", ma il disco in genere è moooolto lento, in certi punti toccando quasi la monotonia e la noia.
E' da ascoltare solo quando si è sfiniti dopo una serata di baldorie, e a notte fonda, quando è arrivato il momento di darsi una calmata e tornare a casa.
Se ascoltato in occasioni diverse, serve solo o ad addormentarsi o a cambiar cd.
