Dici Lali Puna ed inevitabilmente sei costretto a pensare ai Notwist. Del resto, Markus Acher è l'anello di congiunzione tra le due creature. Che hanno una sorta di legame parentale, come fossero cugini di primo grado. Perchè se i Notwist sono più eterogenei (e forse, per alcuni, anche più interessanti), i Lali Puna rappresentano l'emisfero più "tronico" dell'universo teutonico della Morr.
Via il dente, via il dolore: "Our inventions", a dispetto del titolo, non inventa proprio nulla. E' quello che, in gergo, si potrebbe definire un esercizio di stile. Ma non suoni come una critica. La verità è che sei anni sono lunghi, e quelle melodie cristalline accompagnate da un tappeto elettronico suffuso e zuccheroso ci erano mancate tantissimo. "Remember?", ad esempio, è un piccolo manuale di composizione sonora che la Morr Music, negli anni, ha contribuito a rappresentare. Ed "Everything is always" non sfugge alla regola. C'è un onesto senso di innocenza nella musica dei Lali Puna. Ma anche il piacere di fare cose belle, senza improvvisarsi geni assoluti, ma solo onesti carpentieri della melodia. Di certo c'è questo: un disco del genere si accompagna benissimo ad una serata autunnale. Di quelle che mentre fuori piove ti ritrovi a pensare alla tua ex, alla bella stagione che da poco si è ritirata in letargo. Un disco è fatto anche di sensazioni, e in questo i Lali Puna sono dei veri maestri.
Unico appunto: "Our inventions" è un disco riciclone, che tiene insieme tante cose già sentite (anche dai Lali Puna stessi, periodo "Scary world theory"). Quasi immobile, nel suo non dire nulla di più di quello che si sa già su certe tendenze della musica post-2000. Ma è un piccolo neo, niente di più. Perchè, davvero: riuscite ad immaginare altre creature del genere? Sempre uguali a se stesse, eppure bellissime.
